TABULA RASA

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21 thoughts on “TABULA RASA

    • Ah, infinitamente commossa per questa sua magnifica composizione, che farà da commento sonoro al frutto del mio sofferto processo creativo, sto pensando di raccogliere le mie future furtive lagrime in un flaconcino di Chanel N°5 ormai arrivato alla fine e ribattezzarlo “Lacrime d’artista”.

  1. catapultati in questo non luogo, caratterizzato da un vuoto bianco abbacinante, nel quale un provocatorio silenzio avvolge la nuda scena, popolata solo da un’unica tristissima bottiglia vuota di quello che era un profumo prima di evaporare completamente per lasciare il suo post a (tante?poche?) lacrime (di dolore? di rabbia? non è dato sapere, ma solo liberamente intuire), non possiamo ignorare la flebile traccia di un’imperfezione artatamente disseminata per costituire nuovo punto d’inizio: “…opera installata in un non luogo ma perfo mante proteiforme…”, quasi che lo spazio lasciato vuoto dalla sparizione di una lettera (la “r”?) volesse costituire un timido invito a riprendere la cima del salvagente creativo, a non lasciar affondare la bottiglia per il peso del suo contenuto. Bottiglia che peraltro compare nella scena solo a post-eriori, prefigurando quindi un’azione, che ci piace ad esempio, immaginare arbitrariamente come perfoamance ideale, capace di trasfigurare proteiformemente la scena in senso soffice, morbido, lieve lieve, sembra panna, sembra neve….
    qualcosa, in qualche posto, pur si muove.

  2. dopo aver travalicato valli e colli, arrivo al bordo di questa distesa tabula rasa, e osservo sgomento e stupito il biancore abbacinante della sua superficie liscia e ben rasata. Sono leggermente infastidito dall’odore di una lozione emolliente che aleggia tremula nell’aria calda. A ben guardare, però, qui e là si notano leggeri rigonfiamenti, quasi protuberanze. Ben distanziate. Ad un esame ravvicinato, presentano dimensioni abbastanza regolari, di circa cecentimetri, e in corrispondenza del loro appenza rialzato apice la superficie si fa tesa e traslucida, lasciando trasparire materia di colore variabile da rilievo a rilievo. Quasi dovessero spuntare a minuti, a ore, enormi peli multicolori. O forse cespugli, germogli, virgulti. Insulti. A questa immobilità silenziosa, certamente fortemente perseguita.
    Mi fermo, indeciso se girarmi e tornare sui miei passi, o attraversare la distesa.
    Appoggio a terra il mio povero bagaglio povero di oggetti utili. Come una scala, un palo, su cui arrampicare per guardare oltre l’orizzonte.

    Ho però a disposizione, nel frattempo ozioso, un interessante Passepartout, che mi parla di Schloss Ambras e Faravelli (.it), a me prima sconosciuti, ma senz’altro notissimi in queste lande. Oder?

    • ….eeeee giusto ora mi domandavooooooo: chissà se esiste una selezione annuale per i più bellissimissimi commenti della blogosfera? Se sì, da chi diamine sarà composta la giuria incaricata
      di svolgere questo difficile compito di scrematura commentica? No, ecco, lo dico perché i suoi commenti entrerebbero di diritto nella rosa dei migliori!
      Ho sentito che c’è gggggente che posta solo per ricevere la sua commentica visita, gente tipo la sottoscritta!

      • questa poi… che komische LLLLeute! Comunque, va bene, sei nominata presidentessa della Wundergiuria! Ma non è la classifica che interessa al via-andante: si invita, più che commentare, con spunti qua e là, cui potersi appigliare, per fare qualche bracciata insieme, nell’oceano.
        psss: non sentirti ferita dall’accusa di plagio, siamo sette miliardi…

  3. Questa “tabula rasa” pervicacemente rasa è desolante e candida come un incubo surreale di Murakami. Quindi c’è anche un po’ di speranza che da un momento all’altro si rianimi.
    Hoffentlich.

      • Mi accorgo ora della risposta. Avevo perso le speranze. La Tua Sorrow fa spallucce in modo delizioso, oltre che eloquente. Sono tempi in cui le parole giuste sono sempre più difficili da pronunciare e ascoltare. Ma fa bene sapere che si potrebbe, parrebbe, se si volesse, forse, sarebbe bello, chissà, magari un domani, vedremo, chi può mai dirlo, non si sa mai….
        c’è un filino di ragno, di web, cui restare appesi…

  4. Volo su questa tabula rasa quasi ogni giorno, illudendomi di trovare un filo d’erba, una piccola buca, una discontinuità qualsiasi su questa pianura nevosa e silenziosa.
    Ma niente. lanciando sassolinil, qualcosa si smuove, in superficie, ogni tant. Ma di suo, niente, neanche i terremoti…

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